La Provincia di Ferrara… Una terra forse un po’ sconosciuta ma, vi assicuriamo, una terra che ha tanto da raccontare e da regalare ai suoi visitatori. Una terra da vivere: per la sua storia millenaria, per le sue opere d’arte e, soprattutto, da assaporare…
Sì, avete capito bene! Da assaporare.
Questa è una terra semplice, ma allo stesso tempo affascinante. Ferrara, infatti, vanta di una storia agroalimentare immensa: famosa per la frutticoltura (pere e mele soprattutto), per la produzione di insaccati (salamina da sugo, cotechino), per la pesca di anguille, vongole, mitili e tanto altro. Manca però qualcosa da aggiungere, qualcosa che magari molti non sanno.
…e cioè che Ferrara è (anche se in piccola parte) terra di vite e vino. Non ci credete? Immaginavamo… Ma lasciatecelo dimostrare!
Preparatevi, perché vi faremo assaporare una delle nostre specialità, il nostro cavallo di battaglia.
Signore e Signori, ecco a voi un Sauvignon Emilia IGP, della cantina di Corte Madonnina (Codigoro, FE), nato dall’antico Bosco Eliceo.
Avete capito quindi di cosa stiamo parlando?
Eh sì, proprio così, oggi giochiamo in casa. Oggi avremo l’onore di farvi degustare uno dei tanti “Vini delle sabbie”, marchio di cui la Provincia di Ferrara può fregiarsi con grande onore.
Anche Ferrara, infatti, ha una tradizione vitivinicola secolare (anche se non molto conosciuta). Non ve lo aspettavate, vero?
I padri fondatori della viticoltura ferrarese furono i monaci benedettini dell'Abbazia di Pomposa, i quali già chiamavano i vini da loro prodotti “Vini di sabbia”.
Certamente non aspettatevi vini del calibro di un Brunello di Montalcino o di un Barolo ma, di sicuro, potrete ben apprezzare il valore di queste nostre tipicità.
Ora però basta perdere tempo e lasciatevi rapire dal nostro vino.
Il prodotto in questione prende vita da uve 100% Sauvignon (prodotte dall’omonimo vitigno, le cui radici affondano in un terreno fortemente sabbioso) vendemmiate nel 2019, vinificate in bianco e affinate per quattro mesi in vasche d’acciaio.
Il volume alcolometrico è di 11,5%.
Da un attento esame visivo, notiamo immediatamente un’ottima limpidezza, un colore giallo verdolino e una consistenza ridotta (cioè il vino è poco consistente).
Per quanto riguarda l’esame olfattivo, constatiamo che il vino si presenta: poco intenso, poco complesso (con però spiccato sentore di salinità) e poco persistente.
E ora, ecco il momento più clou, l’assaggio.
Appena lo si accoglie tra le nostre guance e sulla nostra lingua ci colpisce (in modo negativo) il fatto che risulta essere poco equilibrato, ma una spiccata salinità (caratteristica tipica di questi vini), che conferisce sentore di amaro e che sovrasta la limitata acidità. Ci appare particolarmente interessante.
L’intensità è anch’essa ridotta, unico sentore: elevata salinità. L’elevata persistenza ci lascia ancora per molto il ricordo di questo assaggio.
Diciamo che, nel complesso, non tutta la classe lo ha apprezzato. Questo perché, dobbiamo ammetterlo, non è facile produrre vini di grande pregio in un territorio come il nostro. Tuttavia, riconosciamo che non è nemmeno facile interpretare vini simili.
Sono prodotti particolari, a cui non sempre abbiamo l’occasione (o la voglia) di avvicinarci.
M. Ingranata
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